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12 Febbraio 2026 da AISO
Highlights

“Con Adriana” | Un ricordo di Adriana Dadà

“Con Adriana” | Un ricordo di Adriana Dadà
12 Febbraio 2026 da AISO
Highlights

di Antonio Canovi

Adriana è una presenza seminale nel movimento della storia orale italiana. Incontrarla non è stato mai per caso. La prima volta accadde un quarto di secolo fa, naturalmente in Appennino, la passione più salda con lei condivisa. Fu a Capugnano, nell’alta Val Reno, nell’occasione di una giornata di studi promossa dall’omonimo e benemerito Gruppo di studio e interamente dedicata ai “Migranti dall’Appennino”.

Adriana era storica già nota nel campo degli studi migratori. Con tenacia ha indagato tutta la vita tra le storie “locali” delle valli di montagna, non per confermare la località in quanto sopravvivenza culturale, viceversa per documentarne la capacità di trapiantarsi in altri mondi. D’altronde quell’esperienza l’aveva provata su di sé. Questa condizione la compresi poi frequentando Bagnone, per lei rappresentava – insieme a Fosdinovo – la Lunigiana dell’infanzia e delle radici familiari. A quel fantasmagorico crocevia di geografie e paesaggi ha rivolto il proprio sguardo di migrante esistenziale, anche litigandoci intimamente, ritornandovi sempre carica di progetti, per ripartirne talvolta esausta delle incomprensioni, talaltra felice come una pasqua per le reti al femminili qui riconnesse.

Adriana ha sempre guardato le radici dalla parte dei germogli. C’entrava in questo la sua fede anarchica, ma poi lei preferiva dichiararsi comunista libertaria. Insieme alla pervicace militanza femminista che, alla prima occasione, l’ha risospinta da Firenze a traversare nuovamente le valli appenniniche – pratese, pistoiese, carrarese – per documentare le storie delle balie da latte e delle Barsane, le venditrici ambulanti. Dico “documentare”, invece di “raccontare”, perché Adriana diffidava grandemente degli storyteller, in qualunque veste si fossero presentati. Teneva ad essere storica a tutto tondo, ma per dimostrarlo non ha seguito la via accademica. Ricercatrice lo è stata tutta la vita, girando alla larga dalla cosiddetta carriera, ben decisa a difendere il suo punto di vista nel largo campo della storia sociale. Lo ha perseguito combinando il rigore scientifico alla passione civile, senza mai lesinare la propria non comune umanità: comoda non è stata mai, tanto meno giudicante, sempre schierata, questo sì.

Con tale postura, l’adesione alla storia orale è venuta da sé. Ci siamo ritrovati negli anni, pionieri a far pratica di didattica delle migrazioni con la storia orale: fosse per l’invito ricevuto da Mauro Capecchi ad intervenire nel convegno promosso dal Centro Studi Cobas (Roma, 2003), in seguito a Modena con Nora Sigman o a Porchiano con Maria Grazia Ruggerini. Ma il capolavoro è stato il Museo Archivio della Memoria realizzato a Bagnone, divenuto sotto la sua cura un punto di riferimento internazionale (qui ci conoscemmo con Syrléa Marques) della storiografia migratoria e di genere.

In questo paese che prende il nome dal torrente omonimo arriverà a realizzare, nel 2014, in binomio con Giovanni Contini nel frattempo divenuto presidente di Aiso, una Scuola di storia orale che è stata prodromica di quelle “nel paesaggio”. Entrata poi nel Direttivo, Adriana sarà tra le sostenitrici e partecipanti della Scuola di Corleone, nel 2017. Savante della cucina con le erbe officinali e spontanee, chi fra noi ne è appassionato la ricorda l’ultimo giorno all’opera nel bosco della Ficuzza.

Poi è venuto il tempo lungo della malattia, di cui con grande dignità ha voluto parlare l’anno scorso a Firenze, quando l’abbiamo ritrovata per il convegno sugli archivi orali e il riuso. Ci è rimasta palpabile la sua preoccupazione di porre in salvaguardia gli archivi di una vita di ricerca: carte, registrazioni, videointerviste. Ad Aiso toccherà raccoglierne il testimone: per continuare, con Adriana.

E con tutta la discrezione possibile, vada un abbraccio alla figlia Michela, la quale di Aiso è stata per un periodo significativo segretaria.

L’immagine di copertina è tratta dall’intervento di Adriana Dadà del 30 aprile 2017, in occasione della scuola Fare Storia nel Paesaggio tenutasi a Corleone. Guarda qui un estratto del reportage di Mario Spiganti!

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Storia Orale

È la registrazione dei ricordi, delle esperienze e delle opinioni delle persone su ciò che hanno vissuto.

Significa incontrare persone faccia a faccia, dialogare con loro, ascoltare quel che hanno da dire, riflettere e utilizzare criticamente i loro racconti.

Consente di far sentire la voce di individui e gruppi che hanno poco ascolto o che sono ai margini della società.

Offre punti di vista originali e spesso sorprendenti sul passato e sul presente, che sovvertono, contraddicono o integrano le narrative dominanti.

È un’opportunità per salvare racconti, tradizioni orali, lingue e “arti del dire” che sono in continua trasformazione.

In Italia la storia orale ha una ricca tradizione che risale agli anni '50, ma l’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO) è impegnata anche in nuovi ambiti come archivi orali e tecnologie digitali, e public history.

 

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