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21 Dicembre 2025 da AISO
Highlights, Recensioni

Tra storia orale e public history: una nota su “A memoria futura”

Tra storia orale e public history: una nota su “A memoria futura”
21 Dicembre 2025 da AISO
Highlights, Recensioni

Pubblichiamo l’articolo di Simone Vitolo, che prende forma a partire da un lavoro sviluppato durante il Master in Public & Digital History (Università di Modena e Reggio Emilia). Laureato magistrale in Scienze Storiche all’Università di Torino, l’autore si occupa di public history e di uso pubblico della storia, con particolare attenzione ai videogiochi come media storico-culturali. L’incontro con la storia orale è avvenuto durante questo percorso grazie ad Antonio Canovi. Queste esperienze hanno contribuito a orientare lo sguardo con cui il volume A memoria futura. Storie e paesaggi del Rione Sanità è stato letto e le riflessioni che l’autore ci propone.

 

Tra storia orale e public history. Un libro, un progetto sperimentale, un laboratorio di storia applicata
di Simone Vitolo

Il volume A memoria futura, curato da Antonio Canovi, Hilde Merini e Daniele Valisena, è un’opera corale che mescola narrazione, storia, geografia e memoria per riportare la complessità sociale, culturale e umana del Rione Sanità di Napoli. Conseguenza del progetto di public history promosso dall’Associazione Napoli inVita e dall’Associazione Italiana di Storia Orale AISO, il seguente volume racchiude le esperienze e i risultati del percorso formativo e di ricerca-azione presso il quartiere napoletano del Rione Sanità fra il 2021 e il 2022.

Il testo si propone di dare voce alle memorie, ai paesaggi e alle soggettività che compongono il Rione, un’area urbana densa di complessità e stratificazioni culturali e sociali, spesso oggetto di narrazioni stereotipate. Nell’introduzione, Antonio Canovi chiarisce che il lavoro condotto dall’equipe si è fondato sull’intersezione tra storia orale, geoesplorazione e pratiche artistiche e creative. Queste ultime integrano linguaggi visuali e sonori, come la fotografia, il fumetto e il podcast, al servizio di una memoria collettiva partecipata. Il libro è pensato come una narrazione a “contrappunto”, in cui le diverse storie si alternano per restituire un mosaico di esperienze.

Il volume, con oltre trenta contributi divisi in sei sezioni tematiche, esplora diversi temi come le pratiche di cammino e geoesplorazione urbana (Longo, Valisena), l’uso della fotografia e del fumetto come strumenti di narrazione visiva (Mascarucci, Cinque, Miedo), le metodologie della storia orale (Contini, Paris),il valore della memoria digitale e degli archivi orali (Merini, Zitelli Conti, Vito), e infine l’esperienza di rigenerazione del luogo attraverso la creazione di Casa Sanità, una vera e propria “Casa della Memoria”.

Tutto il progetto è caratterizzato da una spiccata dimensione partecipativa e comunitaria, attraverso il coinvolgimento diretto di giovani under 35, cittadini, ricercatori e attivisti. Il Rione non viene osservato dall’esterno con distanza ma “dal di dentro”. La colonna portante del volume è infatti l’impiego della storia orale come strumento di conoscenza, memoria e risignificazione del territorio. La metodologia è ben descritta nella seconda parte, in cui sono documentate le interviste raccolte nel quartiere e le pratiche di formazione partecipata. Per esempio, nel saggio di Stefano Bartolini (Mobilitare la Sanità del lavoro attraverso la con-ricerca), viene evidenziato esattamente l’obiettivo di recupero della memoria del lavoro artigiano, che vide un forte declino a causa della delocalizzazione degli anni ‘70 e in seguito al terribile terremoto del 1980; vengono così mostrate le potenzialità della storia orale come mezzo per ridare dignità e soprattutto voce ai saperi dimenticati, con l’intento di costruire una “patrimonializzazione critica” del Rione come spazio del lavoro.

I principali nodi del rapporto tra storia orale, memorie e rappresentazioni del territorio sono affrontati dai contributi di Giovanni Contini e Chiara Paris. Il primo analizza due interviste raccolte da giovani partecipanti al laboratorio, condotte individualmente con i singoli testimoni, che avevano come temi portanti le relazioni tra memorie familiari, trauma e percezione della camorra. Nel secondo, invece, l’autrice analizza in veste di “ricercatrice” un’intervista di storia orale registrata da Giuseppina Pessolano con Antonio Mandato, barbiere del rione, nell’ambito del progetto Casa Sanità, adottando il metodo della «lettura sintomatica» per esplorare l’intreccio dei possibili significati del documento orale. Come sottolinea Canovi nell’introduzione al volume, a emergere come nodo problematico è in particolare l’articolazione del tempo storico nella narrazione, il tempo della famiglia, legato alla “versione antica” del rione, e il tempo presente del turismo, e il fatto che le vicende luttuose vengano collocate dal testimone soprattutto nella dimensione affettiva del quartiere più che lungo una linea cronologica ordinata.

Una sezione del volume riguarda la memoria digitale e la custodia delle fonti orali. Questi temi sono trattati in un unico nucleo tematico e, nella sezione finale del capitolo Oralità custodite: le chiavi digitali, quattro contributi mi hanno colpito particolarmente. Nel primo , Mettere a dimora le memorie. La necessità degli archivi orali, Giulia Zitelli Conti mostra come, per una lunga fase, la storia orale italiana non si sia granché interessata all’archiviazione delle fonti raccolte, pur con alcune eccezioni di significativa rilevanza, e come solo in tempi recenti si sia delineato un quadro più articolato di pratiche di conservazione degli archivi orali. Attraverso il riferimento sia ai censimenti nazionali sia a esperienze concrete, l’autrice restituisce un paesaggio composito di fondi orali conservati presso istituzioni diverse e discute in particolare tre progetti recenti nati in contesti locali tra Bologna e Roma. Anche i testi di Marco Vito (Orientarsi nell’Archivio orale di Casa Sanità) e quello di Hilde Merini (Dare forma digitale all’archivio orale di Casa Sanità) sono di grande interesse: in essi leggiamo la descrizione della nascita dell’archivio digitale del Rione, l’attenzione alla pluralità dei materiali conservati, la metadatazione e il conseguente accesso al pubblico. Da questi due saggi si nota come il progetto non si sia limitato alla sola raccolta, ma anzi abbia costruito una infrastruttura viva e accessibile per preservare la memoria comunitaria. Nel capitolo La storia come insieme di storie: oralità e memoria sul web, Hilde Merini e Patrizia Riso affrontano il rapporto tra memoria, comunicazione e ambiente digitale. Merini riflette, a partire anche dalla propria esperienza di ricerca, su come internet sia diventato una sorta di “co-realtà” in cui si intrecciano history e stories, trasformando le modalità con cui produciamo, condividiamo e leggiamo racconti e informazioni. Riso, dal canto suo, ricostruisce in modo tecnico il processo di costruzione dell’identità comunicativa di Casa Sanità, dal payoff al logo, fino al sito web e ai social, mettendo in luce come, nel campo dei progetti culturali, una comunicazione chiara e riconoscibile sia condizione indispensabile perché un’iniziativa possa davvero esistere nello spazio pubblico.

Altro aspetto che ho trovato di grande impatto e interesse, è l’uso del fumetto come medium narrativo. Il laboratorio realizzato in collaborazione con il fumettista Diego “Miedo” Paura ha portato alla creazione di Ossa, una narrazione illustrata composta da oltre 40 tavole. Il fumetto mette in scena le “capuzzelle”, i teschi del Cimitero delle Fontanelle del rione, che tornano fra i vivi per recuperare le storie dimenticate. La graphic novel viene analizzata nel capitolo Per strada con le capuzzelle scritto da Teresa Beracci e Chiara Chimisso. Le due autrici evidenziano come le figure presenti nel fumetto di Diego Miedo, le capuzzelle, facciano parte del folklore locale e dunque della memoria collettiva della comunità. Attraverso di esse viene rappresentato il legame fra passato e presente, il loro vagare per le vie del Rione è una figura retorica delle condizioni di vita degli anziani che abitano il quartiere. Pertanto, il fumetto non è un mero espediente narrativo ma si eleva a strumento educativo e identitario, grazie alla sua potenzialità di coinvolgere i più giovani, di promuovere contenuti culturali e trasmettere senso di appartenenza. Il tutto in modo accessibile e con una grande forza espressiva, data dal linguaggio visuale.

Il progetto di Casa Sanità si dimostra essere uno spazio in cui una comunità – nelle sue mille anime e soggettività – si può raccontare, dunque trasmette nel tempo rappresentazioni e auto-rappresentazioni. In un certo senso, è una forma di cittadinanza attiva, perché ricostruire le memorie significa anche affrontare la grande questione delle identità collettive urbane in trasformazione e del loro rapporto con i territori che cambiano. Uno dei maggiori punti di forza del libro A memoria futura è proprio la capacità di coniugare pratiche di ricerca e di coinvolgimento comunitario in modo critico, evitando le retoriche autocelebrative che spesso accompagnano i discorsi sulla rigenerazione urbana e sull’efficacia dei progetti; le esperienze raccolte sono intrecciate “a contrappunto”, come scrive Canovi, mantenendo ciascuna la propria unicità, la specifica carica affettiva e, talvolta, la propria ambiguità. In questo modo emerge chiaramente la struttura narrativa plurale, che permette di restituire la complessità del Rione Sanità, mai forzata in un’unica visione, in cui le diverse voci dialogano costantemente, immergendo le persone che leggono nella contraddittorietà delle memorie.

Dal testo traspare la particolare efficacia della storia orale come metodologia etica e politica, non relegata a mera tecnica – per quanto importante – di raccolta di fonti: le interviste consentono di comprendere i luoghi attraverso l’ascolto delle soggettività e il riconoscimento dei vissuti, dei traumi e delle discontinuità che attraversano le memorie individuali e collettive. In tal senso, il volume mostra come la storia orale possa essere usata come uno strumento di cura, intesa come prendersi cura dei luoghi, delle memorie e delle relazioni che li attraversano, oltre che di autoanalisi collettiva e di responsabilizzazione.

Un aspetto spesso posto in secondo piano nei lavori di storia orale è quello relativo alla memoria digitale e alla conservazione delle fonti raccolte; qui, invece, è affrontato in modo approfondito, non in termini astratti o con semplici richiami metodologici, ma attraverso la presentazione e l’analisi di un caso concreto. L’archivio di Casa Sanità è frutto di un lavoro rigoroso, che non si limita al solo raccogliere, ma si preoccupa di creare una struttura di conservazione e di interpretazione, di rendere accessibile e di valorizzare le memorie con l’ausilio della tecnologia. In un’epoca in cui la memoria tende a disperdersi, questo archivio rappresenta una forma concreta di eredità culturale condivisa.

Di grande originalità, infine, l’uso del fumetto come strumento narrativo e pedagogico è sicuramente degno di nota e da tener conto per futuri progetti. La graphic novel Ossa viene presentato non come un semplice esperimento grafico, ma come una forma visuale di memoria popolare, atta a recuperare simboli fortemente legati al territorio; il fumetto è usato come un linguaggio alternativo e potente, capace di mediare in modo immediato e profondo il passato e il presente.

La ricchezza e la varietà del volume potrebbero costituire un elemento piuttosto disorientante. La struttura polifonica del testo, volutamente non lineare, riflette uno dei tratti principali del progetto “sul campo”: coniugare public history e storia orale. L’intreccio tra public history e storia orale emerge fin dall’inizio. Da un lato viene richiamata la narrazione pubblica e stereotipata del quartiere; dall’altro viene evocato con consapevolezza, talvolta anche con ironia, come nell’intervista ad Antonio Caiafa, il rischio insito in un progetto di storia pubblica applicata. Si tratta del pericolo di alimentare una contro-retorica del “quartiere resistente”, che può comunque produrre una semplificazione delle memorie e delle narrazioni di un luogo.

Infine, resta aperta una questione importante: può un progetto come questo davvero trasformare una comunità o i suoi immaginari, oppure rischia di restare confinato a una cerchia di persone già sensibili o coinvolte? Il volume non nasconde il rischio, anzi lo problematizza esplicitamente, ricordando che formare narratori e narratrici di comunità rappresenta solo il primo passo di un processo molto più complesso e duraturo che queste azioni possono innescare, mentre la trasmissione della memoria, soprattutto in un presente così fugace, richiede continuità, ascolto e partecipazione attiva.

A memoria futura mi ha spinto a riflettere su quanto sia vitale recuperare il rapporto con i luoghi in cui viviamo, imparando a riconoscerli attraverso le storie che ciascuno porta con sé. Il Rione Sanità, così come emerge da questo racconto polifonico, non è solo un “quartiere difficile” marchiato dall’etichetta, né l’insula definita dai piani di sviluppo; è un organismo vivo di memorie, un labirinto di voci, di risonanze, di riverberi di vita. Usando il libro come guida, emerge come i vicoli del Rione custodiscano tracce delle storie personali di chi li ha abitati o li abita ancora. Le voci di chi è rimasto e di chi è partito continuano a intrecciarsi nello spazio urbano, mentre anche le fratture e le trasformazioni visibili sulle mura rivelano potenzialità che solo uno sguardo attento è in grado di cogliere. Inoltre, mi ha colpito come sia stata utilizzata la storia orale come pratica di ascolto e di restituzione: in un’epoca dominata da informazioni rapide e superficiali, fermarsi ad ascoltare qualcuno raccontare la propria storia di lavoro, di famiglia, o di perdita, diventa un atto di resistenza culturale e sociale.

In definitiva, A memoria futura è da intendersi come un laboratorio di pratiche, un’azione collettiva con l’obiettivo di restituire dignità e voce a un territorio marginalizzato. L’adozione di una scrittura a contrappunto, aperta, plurale e avulsa da ogni gerarchia, evita che il Rione Sanità si riduca a cartolina turistica o a icona retorica. Le testimonianze, le immagini condivise e le storie illustrate, spingono chi legge a non limitarsi a conoscere un luogo. Ma, piuttosto, si punta a far riflettere sul modo in cui oggi si scrive e si vive la storia, oltre a ragionare sul possibile ruolo di ognuno nel custodire, tramandare e interrogare le memorie, in modo che non siano un rifugio, ma un laboratorio da praticare e alimentare continuamente.

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Storia Orale

È la registrazione dei ricordi, delle esperienze e delle opinioni delle persone su ciò che hanno vissuto.

Significa incontrare persone faccia a faccia, dialogare con loro, ascoltare quel che hanno da dire, riflettere e utilizzare criticamente i loro racconti.

Consente di far sentire la voce di individui e gruppi che hanno poco ascolto o che sono ai margini della società.

Offre punti di vista originali e spesso sorprendenti sul passato e sul presente, che sovvertono, contraddicono o integrano le narrative dominanti.

È un’opportunità per salvare racconti, tradizioni orali, lingue e “arti del dire” che sono in continua trasformazione.

In Italia la storia orale ha una ricca tradizione che risale agli anni '50, ma l’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO) è impegnata anche in nuovi ambiti come archivi orali e tecnologie digitali, e public history.

 

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