Pubblichiamo il report collettivo del convegno svoltosi a Padova su storia orale e Resistenza: “Voci liberate” è stato scritto da Cecilia Furioso Cenci, Camilla Marzolo e Beatrice Toscano.
Voci liberate. Fonti orali e storia della Resistenza
In occasione dell’80° Anniversario della Liberazione, tra l’8 e il 10 maggio 2025 l’Associazione italiana di storia orale (AISO), l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri, il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (CASREC) dell’Università di Padova, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e la Rete degli Istituti storici della Resistenza hanno organizzato il convegno Voci Liberate. Fonti orali e storia della Resistenza presso l’Università di Padova. Questo appuntamento è stato una sintesi di riflessioni sviluppate da anni da AISO e dalla Rete Parri relativamente al rapporto tra storia orale e Resistenza, in continuità con una serie di convegni sul tema: una prima riunione organizzata a Bologna il 29 febbraio 2024 che ha inaugurato la collaborazione Aiso-Parri sulle fonti orali e la storia della Resistenza; il convegno Fonti orali. Archivi e riuso, tenutosi a Modena l’11 dicembre 2024; il seminario Fonti orali. Didattica e formazione svoltosi a Roma lo scorso 26 febbraio. L’incontro di Padova si è articolato in tre macroaree tematiche: il rapporto tra le ricerche di storia orale sulla Resistenza e la storiografia “classica”; l’uso e il riuso degli archivi sonori; le esperienze di didattica e public history.

Il contributo delle fonti orali alla storiografia della Resistenza
La prima giornata del convegno è stata dedicata al rapporto tra la memoria della Resistenza e le fonti orali, con attenzione alla capacità di queste ultime di dare spessore storico alla soggettività dei vissuti, come sottolineato da Bruno Bonomo.
In questo senso, gli interventi di Sara Zanisi, Toni Rovatti e Chiara Colombini hanno evidenziato quanto gli anni Novanta siano stati un momento di svolta e di ridefinizione storiografica nello studio della storia della Resistenza in concomitanza con la crisi degli spazi democratici, del paradigma antifascista in Italia e con l’inizio della scomparsa dei testimoni diretti.
Inoltre, come ricordato nelle riflessioni di Giovanni Contini e Tommaso Baris, negli anni Novanta si è affermata una nuova sensibilità rispetto alle fonti partigiane, specialmente per il complicato rapporto tra storia e memoria e per restituire la complessità del periodo resistenziale, sia rispetto all’esperienza dei civili – gli sfollamenti dalle città bombardate, il rapporto della popolazione con i partigiani, il trauma delle comunità locali colpite dalle stragi – sia rispetto al vissuto eterogeneo dei combattenti all’interno delle formazioni partigiane, specialmente in rapporto alle diverse vedute politiche all’interno del movimento resistenziale.
Gli archivi orali della Resistenza
Nel panel dedicato agli archivi orali della Resistenza, Sara Zanisi e Metella Montanari hanno illustrato le tappe dell’esplorazione di queste realtà a partire dai censimenti. Il primo, curato da Franco Castelli nel 1988, presentava un’iniziale mappatura delle fonti orali conservate negli Istituti storici della Resistenza. Questo venne seguito nel 1993 da un censimento delle fonti orali custodite in 164 archivi, istituti, musei e comuni italiani, voluto dall’Ufficio centrale per i beni archivistici. Nel 2018, una campagna di ricerca sulla memoria del ‘68 ha fatto emergere un patrimonio inesplorato di oralità negli istituti della Resistenza e ha stimolato la collaborazione di AISO e dell’Istituto Parri. Nel 2019 Irene Bolzon, Sara Zanisi ed Elisa Salvalaggio hanno guidato un gruppo di lavoro misto AISO-Parri per la produzione del Censimento degli archivi sonori e audiovisivi degli Istituti della Resistenza, ripreso recentemente da Montanari con un focus sulle fonti orali della Resistenza. Contestualmente, dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura, alcune università, istituti storici e associazioni, è nato il tavolo permanente di lavoro sulle fonti orali, che ha redatto il Vademecum per il trattamento delle fonti orali. Tutte queste attività hanno condotto al convegno di Padova, durante il quale sono stati rinnovati gli appelli per il versamento degli archivi dei ricercatori negli istituti per permettere una loro adeguata conservazione. Inoltre, Montanari ha chiarito la necessità di identificare le fonti degli istituti, storicizzare le stagioni della ricerca, recuperare gli archivi di progetto e riportare i nomi di intervistati e intervistatori e la data.
A conclusione di questa mappatura, si è svolta la presentazione di 16 poster, risultato di una Call for papers, che hanno evidenziato la varietà di fonti orali e di progetti di riuso in atto nei vari istituti e in altre realtà esterne alla Rete, disegnando un “paesaggio sonoro diffuso” (Montanari). La geografia della memoria orale che si è delineata evidenzia la diversità delle esperienze della guerra, nonché della loro raccolta e valorizzazione, facendo emergere una maggiore concentrazione delle ricerche e del materiale finora raccolto al Centro-Nord, lasciando però trasparire una nuova sensibilità al Sud e nelle Isole.
Le esperienze di riuso
La sessione presieduta da Alessandro Casellato ha affrontato il tema del riuso delle fonti orali, ineludibile in un’epoca storiografica ormai priva dei testimoni diretti della Resistenza. Ai ricercatori si presenta, quindi, il compito di interrogarsi sulle modalità con le quali è possibile porre nuove domande a interviste già esistenti, nate all’interno di “quadri della memoria” (Casellato) diversi da quelli di oggi.
Alcuni ricercatori hanno colto l’opportunità di questo convegno per presentare le riflessioni nate da esperimenti di riascolto di interviste altrui, condividendo i propri sguardi personali e le non poche difficoltà sorte da questa pratica. Sentimenti come “noia e spiazzamento” sono quelli confessati da Santo Peli all’ascolto delle interviste raccolte negli anni ‘70 dallo storico Luigi Borgomaneri a ex gappisti milanesi. Prospettive nuove, come quella sperimentata da Virginia Niri reinterpretando le interviste di Gabriella Gribaudi relative al periodo dell’occupazione alleata nel Mezzogiorno attraverso la lente degli studi di genere, dimostrano la possibilità di cogliere sfumature originali. L’approccio sociolinguistico di Silvia Calamai all’ascolto delle interviste di Anna Maria Bruzzone alle deportate di Ravensbruck e quello antropologico di Pietro Clemente alle interviste di Vittorio Meoni (ex partigiano e dirigente comunista senese) hanno ricordato una volta di più l’importanza dell’interdisciplinarietà nella storia orale. L’ampio lavoro dell’archivio di fonti orali del Comitato regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, presentato da Eloisa Betti e Filippo Focardi, ha dimostrato la cura necessaria alla sistematizzazione di una grande mole di interviste raccolte in passato. Ciò che ha accomunato queste esperienze sono le difficoltà – e insieme le opportunità – che nascono dal tentativo di interrogare queste fonti con uno sguardo diverso da quello di chi le ha create, tenendo conto dei nuovi modi di elaborare la memoria del passato; uno sguardo capace di fare dell’intervista stessa un oggetto di studio, osservandola come una testimonianza dell’epoca storiografica all’interno della quale è stata prodotta.

Didattica e public history
In materia di riuso delle fonti, è stato dedicato un momento del convegno alla discussione di nuove proposte didattiche basate sull’oralità. Greta Fedele e Giulia Zitelli Conti hanno gettato un nuovo sguardo alle esperienze militanti di raccolta di voci marginali, che erano nate tra gli anni Settanta e Ottanta, valorizzando progetti odierni che combinano arte e fonti orali, trekking urbani e riascolto di interviste.
Inaugurata dalle riflessioni Alessandro Portelli sull’importanza delle fonti orali nel restituire soggettività alle narrazioni ufficiali del movimento resistenziale, l’ultima parte del convegno ha riguardato il tema della public history della Resistenza e l’uso di linguaggi espressivi diversi per rinnovare il racconto pubblico del movimento resistenziale.
Le proposte dei relatori e delle relatrici hanno riguardato quattro ambiti: la valorizzazione del Canzoniere della Resistenza, con una riflessione sulla storia della canzone “Bella Ciao” (Jacopo Tomatis); la divulgazione storica delle voci partigiane nei podcast della Rete Parri (Barbara Berruti); il restauro di registrazioni realizzate in passato su supporti obsolescenti (Sergio Canazza); la ricostruzione filologica dei canti di guerra e della Resistenza, rappresentata in una performance musicale da Francesca Gallo.
Nuove frontiere della ricerca
Il passaggio generazionale dato dalla scomparsa dei testimoni diretti della resistenza è il dato di realtà che ha costituito il filo rosso del convegno. Questo passaggio interessa l’ambito della testimonianza così come quello della ricerca: in altri termini, non ci si riferisce soltanto al trasferimento di conoscenza dai testimoni diretti ai loro figli o ai ricercatori, ma anche all’incontro tra gli studiosi della Resistenza più affermati e una nuova e giovanissima generazione di storici, di cui le autrici del presente resoconto fanno parte.
Il tema del riuso, attraverso lo sguardo più distaccato di chi non ha avuto contatto diretto con i testimoni della Resistenza, si allarga non solo alle fonti orali raccolte in passato, ma anche alle stesse ricerche degli storici che ci hanno preceduto, trasformate in oggetti di studio utili a illuminare il processo di costruzione della storiografia e della memoria della Resistenza. Le nuove frontiere della ricerca che da questo sguardo possono nascere – la realizzazione di una storia sociale della storiografia della Resistenza; la reinterpretazione delle fonti; lo studio del rapporto tra testimoni e ricercatori; il coinvolgimento dei figli dei partigiani attraverso uno studio di storia familiare – rappresentano le potenzialità di una nuova stagione storiografica.
