di Mariantonietta Bastione
Giovani storiche e storici alle prese con le fonti orali. Pubblichiamo il terzo contributo della restituzione collettiva della scuola itinerante Affioramenti a cura del gruppo di giovani usciti da un percorso universitario di Storia dalla Sapienza Università di Roma. Riprendendo le loro parole, si tratta di una collettività che “ha un denominatore comune: l’essere stati studenti della professoressa Lidia Piccioni. Abbiamo deciso di condividere una serie di contributi, riflessioni e questioni aperte emerse grazie alle interazioni della nostra esperienza con le fonti orali e gli insegnamenti ricevuti durante la scuola Affioramenti. La filiera generativa della storia orale.”
Essendo sempre stata affascinata dalla storia industriale e dalla storia urbana, per la mia tesi triennale avevo deciso di studiare la storia dell’Ilva di Bagnoli, il grande stabilimento siderurgico napoletano, in dismissione ormai da più di vent’anni. Ero in particolare interessata ad analizzare il rapporto che una fabbrica così grande intratteneva con il quartiere circostante, e che tipo di relazioni esistessero tra gli operai che lavoravano dentro la fabbrica e le persone che abitavano fuori. Ed è stato proprio per approfondire queste questioni che avevo deciso di raccogliere delle testimonianze orali. Era la prima volta che facevo interviste e, non avendo esperienze pregresse, devo confessare che non avevo aspettative, e che, sebbene le indicazioni della professoressa Piccioni – che era la mia relatrice – fossero molto chiare e precise, non avevo individuato quale sarebbe stato l’atteggiamento migliore da mantenere per mettere a loro agio gli intervistati, ma allo stesso tempo interrogarli su ciò che mi interessava e anche, in un certo senso, sfidare la loro visione del mondo per far emergere riflessioni stimolanti.
Le interviste si svolsero quasi tutte in questo modo: dopo essermi seduta, aver accettato il caffè che mi era stato offerto in quasi tutte le occasioni, e fatto partire il registratore esordivo: «Per iniziare, volevo chiedervi di raccontarmi per voi cosa sia importante della vostra esperienza nella fabbrica». Facevo questa domanda aspettandomi forse ingenuamente qualche riflessione poetica e letteraria, ma tutti gli operai incominciavano spiegandomi come si produceva l’acciaio, come funzionassero gli impianti, o quale fosse il loro ruolo nel grande ingranaggio dello stabilimento. Ammetto che all’inizio non comprendevo perché per loro fosse essenziale che io capissi esattamente che forma avesse il loro macchinario ed altri dettagli tecnici, che loro tenevano sempre a spiegarmi in maniera minuziosa, nonostante poi, dalla terza intervista, presentandomi avessi spiegato che, scrivendo della storia dello stabilimento siderurgico, avevo chiaramente studiato le basi del suo funzionamento. Ma poi, piano piano che l’intervista procedeva, e che ero riuscita a costruire un quadro più ampio raccogliendo più interviste, realizzai quella che era una cosa banale, ma che, fino a quando gli intervistati non avevano iniziato il loro racconto, non avevo colto.
In un ambiente di fabbrica, in particolare in una fabbrica in cui gli impianti sono così grandi e complessi, lo spazio è la cosa più importante. Tutto accade in funzione di quello che gli operai hanno intorno e del tipo di lavoro che svolgono. Uno degli intervistati infatti ci tenne a raccontami che lui era fermamente convinto che tra operai la solidarietà era tanto forte in funzione della sopravvivenza: l’ambiente di lavoro era così intenso che l’unico modo per andare avanti era collaborare.
Ho raccontato questa mia piccola esperienza perché durante la scuola Affioramenti – in particolare nella prima giornata di Firenze, grazie agli interventi di Chiara Spadaro, Andrea Caira e Luca Bravi – mi sono ritrovata a riflettere sulla centralità dello spazio, e di come la geoesplorazione possa essere un esercizio molto efficace se si cerca di stimolare la memoria. Sono rimasta particolarmente colpita dall’intervento di Andrea Caira sul suo lavoro a Mostar, delle interviste che ha condotto mentre camminava per la città, e di come questa esplorazione abbia fatto emergere delle informazioni importantissime per provare a comprendere quanto sia stata incisiva da un punto di vista culturale ed emotivo la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Ad esempio, mi aveva colpito molto il fatto che musulmani e cristiani prima del 1993 fossero seppelliti nello stesso cimitero, segno appunto di quanto sia in vita che in morte fosse normale per loro abitare e condividere gli stessi spazi.
Riflettendo sulla mia esperienza, ho capito che la geoesplorazione è uno strumento fondamentale per la storia dell’industria e del lavoro, e mi sono domandata quali racconti sarebbero emersi se avessi potuto stimolare gli intervistati tramite lo spazio, che era anch’esso protagonista della loro narrazione. Del resto, la prima cosa che mi fu raccontata da mio nonno (che è stato il primo operaio che ho intervistato), fu una litigata che ebbe con un suo collega proprio a causa di un macchinario, che riassume molto bene secondo me quanto fossero cruciali lo spazio e gli impianti per gli operai, non solo banalmente per il loro lavoro, ma proprio anche per i loro rapporti con gli altri e la loro esperienza emotiva nello stabilimento1:
Che successe, l’amico mio affianco era geloso della macchina, e il pezzo stava sulla macchina di questo. E io c’ho vulette dicere «’O saldatore, spostiamoci», però ormai si erano anneriti un po’ i morsetti. Il giorno dopo questo fece: «M’hanno rovinat’ ’a machina». Andava sparlando per tutto ’o reparto ‘co capoccio.
Altre riflessioni emerse durante Affioramenti che personalmente ho trovato molto stimolanti sono state quelle sulla questione dell’audiovisivo, che è strettamente legata a quella della geoesplorazione: come ha osservato Giovanni Contini nel suo intervento in cui ha raccontato la sua esperienza, cogliere l’intervista nello spazio abitato dall’intervistato è fondamentale per capire la persona di cui si sta raccogliendo la testimonianza. In quel momento mi è venuto in mente quanto sarebbe stato perfetto poter accompagnare l’intervista degli operai con un video della loro mansione nello stabilimento, che avrebbe fornito un contesto visivo ai tanti momenti della fabbrica che mi sono stati narrati.

Vorrei infine raccontare anche come gli strumenti acquisiti durante la scuola Affioramenti mi abbiano aiutato a riflettere in un contesto al di là della mia esperienza accademica. Circa un mese dopo la scuola mi è capitato di vedere il documentario Tantura del 2022 di Alon Schwarz, che racconta di Teddy Katz, il quale, scrivendo la sua tesi di laurea in Storia su un episodio avvenuto durante la Nakba, proprio grazie alle fonti orali, aveva riscoperto un massacro di palestinesi da parte delle truppe israeliane. Un’importante parte di questa ricerca aveva proprio a che fare con lo spazio: Katz infatti ricostruisce dove è probabile che si trovi la fossa comune in cui le vittime di questo massacro potrebbero essere seppellite. Di nuovo, guardando questo documentario ho pensato alle stimolanti riflessioni sullo spazio e sui luoghi fatte durante Affioramenti, e come questi, nonostante i cambiamenti che subiscono, non solo si conservino nella nostra memoria, ma allo stesso tempo conservino cose che la nostra memoria può dimenticare o che possono essere manipolate.
Per chiudere, vorrei fare una breve osservazione sulla questione della trascrizione, che è stata esplorata durante l’intervento di Chiara Paris a Firenze, in particolare del fatto che, come è stato detto, trascrivere significa interpretare: interpretare i toni di voce, interpretare le pause per tradurle in punteggiatura e tante altro. Penso che per ragioni di tempi non sia stato dato accenno a un’altra questione che credo sia cruciale quando parliamo di trascrizione, cioè quella dei dialetti e di conseguenza della questione della traduzione, che è anch’essa un’interpretazione, e quindi un terreno molto ampio e complesso che penso varrebbe la pena provare ad esplorare.
1 Donato D’Acunzo (1927), all’Italsider dal 1961 al 1982 come tornitore specializzato. Napoli, 13 marzo 2022.
