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12 Luglio 2026 da AISO
Resoconti, Scuole AISO

Restituire Affioramenti #6 | Le storie della storia orale

Restituire Affioramenti #6 | Le storie della storia orale
12 Luglio 2026 da AISO
Resoconti, Scuole AISO

di Martina Terella

Giovani storiche e storici alle prese con le fonti orali. Pubblichiamo il sesto ed ultimo contributo della restituzione collettiva della scuola itinerante Affioramenti a cura del gruppo di giovani usciti da un percorso universitario di Storia dalla Sapienza Università di Roma. Riprendendo le loro parole, si tratta di una collettività che “ha un denominatore comune: l’essere stati studenti della professoressa Lidia Piccioni. Abbiamo deciso di condividere una serie di contributi, riflessioni e questioni aperte emerse grazie alle interazioni della nostra esperienza con le fonti orali e gli insegnamenti ricevuti durante la scuola Affioramenti. La filiera generativa della storia orale.”

In una calda mattina di luglio dello scorso anno, a distanza di circa tre anni dall’ultima volta in cui mi ero recata dalla Professoressa Lidia Piccioni, sono tornata a trovarla: caso vuole che, mentre chiacchieravamo, arrivasse nel suo studio Luigi Mingrone, insieme hanno cominciato a raccontarmi, in maniera entusiastica, dell’esperienza di “Casa Sanità”, illustrandomi poi il progetto, ancora tutto in divenire, della scuola di storia orale Affioramenti, e invitandomi infine a partecipare. Non me lo sono fatta ripetere due volte, era già da un po’ che coltivavo il desiderio di riprendere a toccare con mano il mio ambito di studi, la storia contemporanea, dato che dopo la laurea magistrale ho dedicato gran parte delle mie energie, e del mio tempo, al lavoro e alla preparazione del concorso per l’insegnamento.

Quale occasione migliore, quindi, per rimettermi in gioco, per accostarmi a un modo, per me nuovo, di fare storia, ovvero attraverso l’uso delle fonti orali.

Nel percorso di realizzazione della mia tesi di laurea magistrale, dedicato all’impegno degli intellettuali del secondo dopoguerra nel denunciare i mali e le storture fino a quel momento taciute dal regime, infatti, non ho avuto la possibilità di cimentarmi nell’uso di questa tipologia di fonti, eravamo in piena pandemia e già è stato complicato consultare quelle scritte.

Nonostante l’entusiasmo per questa inaspettata e allettante proposta, non nascondo di aver provato un certo timore all’idea di prendere parte ad Affioramenti insieme a studiosi di lungo corso e al fianco di colleghi che immaginavo, tutti, ricercatori rodati. Timori che, in realtà, si sono rivelati abbastanza infondati: accanto a relatori e partecipanti “esperti del mestiere”, c’era anche chi, come me, si era appena accostato all’uso delle fonti orali nella ricerca storica o chi, addirittura, proveniva da altri ambiti disciplinari. Affioramenti ha adempiuto pienamente alla sua funzione di scuola, fornendo basilari indicazioni metodologiche, anche a chi ne era a digiuno, ma allo stesso tempo spunti di riflessione stimolanti e ad ampio raggio, utili ad inquadrare le principali questioni connesse all’impiego delle fonti orali nella ricerca storica e non solo.

Ho trovato molto interessanti gli interventi dedicati ai focus esperienziali, in particolar modo quelli in cui alcuni dei relatori hanno ripercorso le loro prime ricerche condotte per mezzo delle fonti orali, mettendo in evidenza aspetti quali il ruolo giocato dalla soggettività di chi fa ricerca, dal momento storico, dal contesto socio – economico e culturale di provenienza, dagli interessi e dai convincimenti politici nell’influenzare la scelta delle piste di ricerca, definendole o, talvolta, facendole deviare verso direzioni inaspettate rispetto alle intenzioni iniziali.

Ho ascoltato rapita, durante gli interventi, la rievocazione del clima degli anni Settanta, a cui risalgono molti di questi lavori, caratterizzato da una dimensione inedita assunta dalla militanza politica e dall’associazionismo: le ricerche, piuttosto che originarsi dall’ambiente accademico, scaturivano da istanze e interrogativi che prendevano forma nell’ambito delle esperienze di partecipazione, impegno civile e politico di chi voleva ricostruire storie. Faccio riferimento, ad esempio, a quanto raccontato da Giovanni Rinaldi, che ha accennato agli esordi della sua carriera di ricercatore in Puglia, attraverso le interviste ai braccianti di Cerignola e della Capitanata tra i quali era ancora forte, e vivido, il ricordo dell’esperienza umana e sindacale di Giuseppe di Vittorio.

Giovanni ha poi provato a rendere l’idea del clima che si respirava, sempre agli inizi degli anni Settanta, in un luogo distante non solo geograficamente ma anche culturalmente dalla sua Puglia: ovvero la città di Bologna, dove aveva iniziato a frequentare il corso di laurea del Dams, vero e proprio laboratorio didattico, culturale e sociale che ambiva ad aprire gli studi umanistici a nuovi insegnamenti quali semiotica, grafica, tecniche pubblicitarie e del linguaggio radiotelevisivo. Insomma, un esperimento a dir poco visionario all’interno della facoltà di Lettere dell’ateneo bolognese, nell’ambito del quale poter innovare ma, al tempo stesso, riscoprire e valorizzare forme di arte dimenticate o, piuttosto, mai considerate degne di studio: basti pensare al progetto del Gorilla quadrumano, realizzato dagli studenti di drammaturgia di Giuliano Scabia, attraverso il quale viene riscoperta, e rivalorizzata, la tradizione del teatro di stalla dei contadini emiliano – modenesi come espressione della radici della cultura popolare di quei luoghi.

Fonte: https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/torna-il-gorilla-quadrumano-di-scabia-simbolo-del-dams-anni-70-wfjwpwuh

Altrettanto ricco di suggestioni è stato il racconto dei primi passi mossi da Lidia Piccioni nell’ambito della storia orale a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, nel suo condurre interviste nel quartiere romano di San Lorenzo si ritrova, anche qui, il binomio militanza militanza politica – ricerca: il rapporto privilegiato che si instaurava tra ricercatori e intervistati, i quali, nonostante le remore legate alla presenza di un oggetto poco familiare – quale poteva essere il magnetofono per alcuni – collaboravano, poiché sentivano di stare dalla stessa parte, di credere e lottare per gli stessi ideali.

Lidia ha poi ricordato l’importanza che, nel suo percorso professionale e umano, ha rivestito l’incontro con Alessandro Portelli, la frequentazione del circolo Gianni Bosio, le lunghe e animate discussioni durante le riunioni a cui partecipava con cadenza settimanale: ascoltando tutto ciò ho immaginato la vivacità di quegli incontri, quanto potessero essere stimolanti proprio poiché non confinati all’ambito storico ma allargati a una molteplicità di interessi e di aspetti e, devo ammetterlo, non ho potuto fare a meno di provare un po’ di nostalgia per una stagione inedita e irripetibile che ricercatori in erba possono solo sforzarsi di immaginare.

Affioramenti, per me, ha significato anche questo: scoprire quanto possa essere interessante ripercorrere le storie della storia orale, rivolgere l’attenzione alla ricerca in sé e, al contempo, ai sentieri che l’hanno resa possibile, alle motivazioni profonde o sopraggiunte, agli incontri talvolta fortuiti e alle esperienze entro cui hanno preso forma i progetti di ricerca.

Infine vorrei sottolineare l’opportunità che ha rappresentato questa “scuola”, per chi è alle prime armi come me, di confrontarsi con studiosi di grande esperienza, in un contesto decisamente più informale delle aule universitarie: sicuramente la vicinanza fisica, facilitata dagli ambienti raccolti – penso alla saletta che ci ha ospitati a “Casa Sanità” – e le pause spesso condivise hanno contribuito a creare un clima più accogliente, a ridurre l’imbarazzo di porre domande o confrontarsi con coloro che spesso eravamo abituati a vedere, distanti, dietro una cattedra.

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Storia Orale

È la registrazione dei ricordi, delle esperienze e delle opinioni delle persone su ciò che hanno vissuto.

Significa incontrare persone faccia a faccia, dialogare con loro, ascoltare quel che hanno da dire, riflettere e utilizzare criticamente i loro racconti.

Consente di far sentire la voce di individui e gruppi che hanno poco ascolto o che sono ai margini della società.

Offre punti di vista originali e spesso sorprendenti sul passato e sul presente, che sovvertono, contraddicono o integrano le narrative dominanti.

È un’opportunità per salvare racconti, tradizioni orali, lingue e “arti del dire” che sono in continua trasformazione.

In Italia la storia orale ha una ricca tradizione che risale agli anni '50, ma l’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO) è impegnata anche in nuovi ambiti come archivi orali e tecnologie digitali, e public history.

 

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